I Tartufi

Nella prima metà dell’Ottocento il tartufo molto apprezzato dalle nostre popolazioni e
che con il suo habitat naturale nel comprensorio del parco del Partenio,e dei Monti
Picentini, associato prevalentemente a pianta di faggio o di pino nero, tale tartufo fu
denominato: “Tuber Mesentericum Vitt”.
E’ un tartufo dall’odore penetrante; il suo nome scientifico deriva etimologicamente dal
greco “Mesenterion” (Mesenterio), menbrana che avvolge l’intestino tenue che all’altezza
dell’ombelico presenta la caratteristica invaginazione.
Negli ultimi anni questo tartufo ha riscontrato sempre più il favore del pubblico e la
fascia degli estimatori, prima confinata solo alle province meridionali, recentemente si è
estesa alle regioni del nord Italia e all’estero ( Germania,francia,spagna ).
Da una ricerca fatta negli ultimi anni è stato stimato che la ricerca del Tuber
Mesentericum, si aggira intorno ai 15000 kg a stagione.
Il “Tuber Mesentericum Vitt” (Tartufo nero ordinario) è presente sui Monti del
partenio sotto varie piante quali il faggio, il carpino, il nocciolo selvatico, ma anche sotto
conifere da rimboschimento ( pino nero ). La raccolta dei tuberi viene fatta in autunnoinverno
fino a primavera.
Il corpo riproduttivo è irregolarmente rotondeggiante, di solito della grandezza di un
uovo o poco più. Ha peridio bruno-nerastro con verruche piramidali non molto grandi,
screpolate e poco rilevate. La polpa ( gleba ) varia dall’ocra al bruno e al grigio ed è
marmorizzata da venature bianche.
Allo stato maturo emana un odore forte,ma stimolante allo stesso tempo. Il sapore è
squisito, gradevole, morbidamente amaro, molto appetitoso; per assaporare il suo aroma
andrebbe consumato crudo, a fettine sottilissime, sparse su mille pietanze, al sapore delle
quali si amalgama, conferendo all’insieme un gusto nuovo ed inimitabile.
Ottimo commestibile, ricercato da buoni buongustai e da tutti i poeti della gastronomia,
oltre per la sua prelibatezza, anche per le sue quotazioni accessibili.